Descrizione
La Torre della Gabbia è una torre medievale in mattoni alta 55 metri, in via Cavour nel centro di Mantova, non lontano da piazza Sordello: deve il nome alla gabbia di ferro sospesa nel vuoto, dove un tempo si esponevano i condannati al pubblico.
La gabbia la fece costruire nel 1576 il duca Guglielmo Gonzaga, come un carcere all'aperto. Spesse sbarre di ferro racchiudono uno spazio di circa due metri per uno, alto poco più di un metro: abbastanza stretto da rendere la pena ancora più dura.
I condannati vi restavano chiusi davanti a tutta la città, a volte per lungo tempo. Il caso più famoso è quello di Marchino Ziganti, un borseggiatore dell'epoca, che ci passò tre mesi interi.
Fino ad allora l'edificio si chiamava torre degli Acerbi, dalla famiglia che l'aveva costruita, a partire dal Duecento. Nel 1281 gli Acerbi la vendettero a Pinamonte Bonacolsi; con la caduta dei Bonacolsi la torre fu a lungo trascurata.
Più tardi fu inglobata nel palazzo dei Guerrieri, poi Guerrieri Gonzaga, ai quali l'aveva donata Francesco II Gonzaga. Nel Cinquecento la facciata verso l'attuale via Cavour fu rifatta in stile rinascimentale, con eleganti lesene di marmo e decorazioni di scuola mantegnesca.
Accanto alla torre si conserva la cappella dei Bonacolsi, con un ciclo di affreschi del Trecento in stile giottesco, la famiglia che aveva comprato la torre nel 1281.
Nel 1850 la proprietà passò al senatore Giuseppe Cadenazzi; più tardi, dopo una divisione tra i condomini, la torre, bisognosa di restauri, fu donata al Comune. Il terremoto del maggio 2012 le fece perdere mattoni e calcinacci e aprì alcune crepe.
I lavori di restauro sono cominciati nel 2017, con l'idea di permettere un giorno ai visitatori di salire fino in cima.
La gabbia la fece costruire nel 1576 il duca Guglielmo Gonzaga, come un carcere all'aperto. Spesse sbarre di ferro racchiudono uno spazio di circa due metri per uno, alto poco più di un metro: abbastanza stretto da rendere la pena ancora più dura.
I condannati vi restavano chiusi davanti a tutta la città, a volte per lungo tempo. Il caso più famoso è quello di Marchino Ziganti, un borseggiatore dell'epoca, che ci passò tre mesi interi.
Fino ad allora l'edificio si chiamava torre degli Acerbi, dalla famiglia che l'aveva costruita, a partire dal Duecento. Nel 1281 gli Acerbi la vendettero a Pinamonte Bonacolsi; con la caduta dei Bonacolsi la torre fu a lungo trascurata.
Più tardi fu inglobata nel palazzo dei Guerrieri, poi Guerrieri Gonzaga, ai quali l'aveva donata Francesco II Gonzaga. Nel Cinquecento la facciata verso l'attuale via Cavour fu rifatta in stile rinascimentale, con eleganti lesene di marmo e decorazioni di scuola mantegnesca.
Accanto alla torre si conserva la cappella dei Bonacolsi, con un ciclo di affreschi del Trecento in stile giottesco, la famiglia che aveva comprato la torre nel 1281.
Nel 1850 la proprietà passò al senatore Giuseppe Cadenazzi; più tardi, dopo una divisione tra i condomini, la torre, bisognosa di restauri, fu donata al Comune. Il terremoto del maggio 2012 le fece perdere mattoni e calcinacci e aprì alcune crepe.
I lavori di restauro sono cominciati nel 2017, con l'idea di permettere un giorno ai visitatori di salire fino in cima.